Salute e malattie

Salute e malattie

Creato da Archivio degli Iblei il 15/07/2013
La febbre spagnola fu la pandemia più grave del ‘900. In Italia, solo in quell’anno, morirono a causa di quell’influenza più di 270mila persone. La Sicilia fu la seconda regione più colpita con circa 30mila decessi dopo la Lombardia che ne contò più di 36mila.
Se l’epidemia di spagnola fu un evento eccezionale, più in generale i tassi di mortalità dovuti a malattie infettive furono costantemente alti fino a quando, nel secondo dopoguerra, il miglioramento dell’alimentazione e dell’igiene, insieme all’introduzione degli antibiotici e dei vaccini, cambiarono significativamente lo scenario. In Sicilia alcune forme di malattie infettive colpivano più duramente che in altre regioni. Secondo le statistiche ufficiali (ISTAT, Cause di morte 1887-1955, Roma 1958), la Sicilia aveva infatti il triste primato di regione con maggior numero di vittime per malaria, tifo e gastroenteriti (comprendenti anche disturbi della nutrizione) che interessavano in modo particolare la prima infanzia. Morirono per gastroenteriti e coliti nel 1887 più di 14mila siciliani, nel 1920 più di 12mila, per ridursi a 2200 nel 1955.
Le altre malattie infettive più significative nell’isola per numero di vittime furono la tubercolosi, il morbillo, la polmonite, la meningite, la difterite e la pertosse.
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Il dottor Nunzio Storaci, primario del reparto di infettivologia all’Ospedale civile di Ragusa, spiega le condizioni che favorirono il diffondersi dell’epidemia conosciuta come febbre spagnola, che decimò la popolazione non solo italiana durante la guerra del 1915-1918: la scarsità dell’alimentazione e la mancanza di igiene. Vincenzo Rabito, nella sua breve licenza fra l’agosto e il settembre del 1918, racconta come a Chiaramonte morissero di febbre spagnola anche 20 o 24 persone al giorno. Vedi antologia: pp. 89-101. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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Una malattia molto diffusa in Sicilia come in Italia, invalidante e in alcune casi anche mortale, era la tubercolosi che colpiva oltre il 25%, 30% della popolazione. Ciò durò fino all’avvento degli antibiotici negli anni Cinquanta. Fu infatti la penicillina a consentire la riduzione drastica del tasso di mortalità di una malattia che comunque esiste tutt’ora in Italia. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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L’umidità e la scarsa alimentazione provocavano tutta una serie di malattie che, prima dell’uso degli antibiotici, erano, a differenza di oggi, patologie gravi e anche mortali. Il miglioramento delle condizioni igienico-alimentari ha progressivamente portato a una vaccinazione “naturale” e, oggi, lo stesso virus della spagnola non crea nessun fenomeno rilevante dal punto di vista sanitario. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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L’alimentazione dell’epoca, ovvero almeno fino al boom economico del secondo dopoguerra, era quanto mai povera di proteine e grassi. Era infatti costituita fondamentalmente da legumi ed erbe selvatiche. La carne era scarsa se non del tutto assente mentre il consumo di latte non pastorizzato era spesso causa di malattie. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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Partendo dalla lettura di Terra Matta, il dottor Nunzio Storaci ricorda alcune credenze popolari a proposito della diffusione di malattie veneree legate a stereotipi antifemminili. La prevenzione e la profilassi erano del tutto assenti. Vedi antologia: pp. 155-159. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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Il dottor Nunzio Storaci ricorda i tanti rimedi fantasiosi della tradizione popolare contro ipertosse, condilomi, insolazioni e ossiuriosi, ovvero i comunissimi vermi intestinali dei bambini. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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