27 gennaio - Giorno della Memoria della Shoah

27 gennaio - Giorno della Memoria della Shoah

Creato da Banca della Memoria - Regione Lazio il 24/01/2014
Il 27 gennaio 1945, le truppe dell'armata Rossa dirette a Berlino, arrivarono ad Auschwitz e liberarono i pochi superstiti che i tedeschi non avevano portato via nella marcia della morte ritirandosi verso la Germania.
Il mondo conobbe tutto l'orrore dello sterminio nazista.

18.6 min
Carola è andata ad Auschwitz da sola. La madre e il fratello sono andati successivamente e solo nel 1949 Carola ha avuto notizie: erano stati eliminati. Carola ad Auschwitz è rimasta circa due mesi, sempre andando avanti e indietro fra Auschwitz e Birkenau. Ha superato molte selezioni. Non ha il numero tatuato perché ormai i tedeschi non sprecavano nemmeno inchiostro: si andava alla soluzione finale. Carola alla sua ultima selezione è stata mandata all’eliminazione, era già nuda, stava per entrare nella doccia e sapeva che era una camera a gas, quando un SS la tira via dicendo che era già la seconda volta. Probabilmente l’aveva scambiata per un’altra.
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9.3 min
Piero non racconta gli orrori di Auschwitz perchè teme che qualcuno dica che non è possibile. Accetta però di raccontare quella che può essere definita vita quotidiana: la sveglia, il lavoro, la zuppa all'ora di pranzo, il rientro alla baracca intorno al tramonto, prima che calasse il buio, utile alleato per chi voleva scappare. A volte però anche di notte arrivavano le SS, per selezionare i prigionieri più stremati per portarli nelle camere a gas: bisogna far posto per i nuovi prigionieri in arrivo...
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13.3 min
La sera del 23 ottobre arrivarono a Birkenau. Erano partiti in una ottobrata romana, a Birkenau c’era la neve e otto gradi sotto zero. Li hanno scaricati la mattina dopo. Cominciò subito la selezione: dei 1100 solo 153 sono entrati al campo, gli altri subito mandati alle camere a gas. Nessuno pensava cosa stesse succedendo. Sabatino ha saputo solo dopo due giorni da un greco di Salonicco che chi non era entrato nel campo, era stato ucciso. Quello che è strano è che sia stato ucciso anche il padre che era giovane e, da ex marinaio, aveva un fisico prestante. Forse non si era voluto separare da moglie e figlia. Sulla rampa erano efficientissimi, smistavano un treno in mezzora, poi ne arrivava un altro, dalla Grecia, dalla Polonia… Sabatino è stato subito rasato e tatuato e mandato nella baracca. Ogni baracca aveva un kapò che abitava in una sua baracchetta e faceva il lavoro sporco delle botte e delle punizioni. Nel campo si sentiva una gran puzza di carne bruciata. Sabatino di forni se ne intendeva: qualunque ciminiera butta fuori fumo, quelle di Birkenau sputavano fiamme perché qualunque corpo, anche il più magro, contiene grasso.
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8.9 min
Piero arrivò al campo di Birkenau il 23 maggio 1943, dopo un viaggio di 7 giorni e 7 notti. Nessuno sapeva a cosa stavano andando incontro. Le SS erano schierate sulla banchina con i bastoni in mano e un cane al guinzaglio, pronti a colpire chiunque si attardasse. Vennero separati gli uomini dalle donne e poi i più sani dai più anziani o dai più deboli. Piero e i suoi fratelli vennero inseriti all'interno di una fila, il padre e il nonno in un'altra. Da quel momento, Piero divenne solo un numero, lo stesso che gli venne tatuato sul braccio...
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13.1 min
Nel campo c’erano persone di nazionalità diversa. Alla fine riuscivano tutti a capirsi. Sabatino ricorda il gruppo degli olandesi che erano evidentemente molto signorili: erano tutti tagliatori di diamanti. I tedeschi picchiavano di continuo ma non con i bastoni di legno, con quello si sarebbero fatti male alle mani; picchiavano con i tubi di gomma. Dopo una bastonatura a Sabatino sulla testa è venuto un ascesso: un chirurgo docente all’università di Pisa riuscì ad inciderlo. La bastonatura Sabatino l’aveva presa dal kapò perché gli aveva dato la tazza chiesta mettendo il dito dentro. Un giorno Sabatino ha saputo da un francese che aveva trovato un giornale gettato dai tedeschi che a Roma avevano fatto una grande festa al Tempio perché a Roma erano arrivati gli americani. Dopo un anno e due mesi che erano nel campo, un giorno venne dato a tutti un pezzo di pane e avvisato che chi non era in grado di camminare 40 km per prendere il treno, sarebbe stato ucciso. Li portarono a Buchenwalt e ci rimasero un altro anno.
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9.3 min
Nel campo di Buchenwalt c’erano 60mila persone. Quando gli americani furono molto vicini, Sabatino e altri deportati si nascosero e ad un certo punto sentirono un comunicato: i prigionieri tedeschi politici si erano impossessati della radio e avevano ucciso le sentinelle. Il campo si era liberato, i carri armati americani si vedevano già. Dopo una mezzoretta entrò una macchina con due generali e quattro motociclisti neri che la scortavano. Vedendo i prigionieri rimasero esterrefatti: i prigionieri erano scheletri. Sabatino uscì e fece lo sbaglio di mangiare subito una intera scatoletta di patè di fegato d’oca. E’ guarito solo a Roma. Dal campo non uscirono per un mese.
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13.1 min
Leone dell’arrivo ad Auschwitz, tra le altre cose, ricorda una donna in preda ad una crisi nervosa che gridava che puzzo di bruciato c’è nell’aria. Nessuno le detta ascolto ma tutti si accorgevano che il fumo acre e denso era sul campo come una cappa di piombo. Leone dopo pochi giorni fu mandato al commando d’acqua, un lavoro dove la mortalità era altissima. Il lavoro consisteva di raggiungere la zona paludosa, una volta raggiunta svestirsi, entrare nell’acqua alta più di un metro, piena di sanguisughe e tagliare dell’erba acquatica e portarla all’asciutto. Non aveva nessun senso ma ad Auschwitz non si lavorava per produrre, si lavorava, se si lavorava, solo per morire. Il lavoro rende liberi: così recitava la scritta all’ingresso del campo.
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15.0 min
Leone è arrivato ad Auschwitz verso la metà di maggio del 1944. La prima selezione era subito scesi. Poi chi non andava direttamente alle camere a gas, dopo essere stati rasati, lavati e tatuati, si veniva immessi ai comandi di lavoro. Insieme al numero e alla divisa veniva consegnato un triangolo che per gli ebrei era giallo ma nel campo c’erano anche altre categorie, zingari, politici, criminali, omosessuali, ognuna divisa da reticolati. I politici erano quelli che riuscivano ad organizzarsi e a sopravvivere anche perché per loro, come per i russi, non c’erano le selezioni. Ma facevano lavori molto duri e la mortalità era comunque alta. I russi venivano spesso fucilati in massa sul bordo di fosse comuni che venivano riempite di legna e poi il fuoco. Leone è rimasto ad Auschwitz oltre sei mesi poi fu trasferito in un campo vicino Danzica dopo la rivolta del Sonder Kommando che fece saltare in aria il crematorio poco distante dalla zona dove il kommando di Leone lavorava. Furono trasferiti perché non ci fossero testimoni e fuga di notizie nel campo.
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12.8 min
I genitori e le sorelle erano sani e salvi ma latri sedici membri della famiglia erano stati consegnati ai tedeschi e non sarebbero più tornati. L’esperienza ha pesato e pesa ancora. Quello che gli aveva dato la forza di resistere era stata la giovane età, il desiderio di vivere, la capacità di adattarsi al sistema concentrazionario, il desiderio di raccontare. E l’odio profondo per i nazisti e il nazismo. Ma Leone non è mai riuscita a reinserirsi a pieno nella società civile, in qualche modo sente di non essere mai uscito da quel campo maledetto, di essere rimasto lì. Quando nelle scuole si è cominciato a parlare ai ragazzi dello sterminio, Leone ha cominciato a raccontare la sua storia
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19.5 min
Appena arrivati sulla rampa, fu fatta la prima selezione fra uomini e donne; Shlomo vide la madre e le due sorelline piccole allontanarsi e fu l’ultima volta che le vide. Soltanto dopo seppe che erano state destinate subito all’eliminazione. La sorella maggiore invece venne destinata al lavoro. Shlomo rimase col fratello e da Birkenau, che era in sottocampo di Auschwitz dove tutti arrivavano, vennero destinati ad Auschwitz Uno, che non era attrezzato per lo sterminio ma per il lavoro. Lì incontrarono in fidanzato della sorella che aveva un posto buono e, dopo averla cercata, riuscì a fare trasferire la fidanzata da Birkenau. Si è salvata solo grazie a questo fidanzato intraprendente. La procedura per chi non veniva eliminato subito era la stessa: spogliati, rasati, depilati, doccia dove il tedesco di turno si divertiva a mandare acqua bollente per poter rimandare dentro a calci chi giustamente scappava, numero tatuato sul braccio che bisognava imparare a memoria e in tedesco.
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22.4 min
Ma Shlomo e il fratello erano dopo il viaggio erano piuttosto malandati e vennero rispediti a Birkenau. Dopo pochissimo tempo un ufficiale chiese se qualcuno voleva doppia razione di zuppa, Shlomo si fece avanti e gli fu affidato un lavoro particolare: trasportare i morti dalla camera a gas alle fosse perché venissero bruciati. Nonostante a Birkenau ci fossero quattro forni crematori con cinque bocche di fuoco ciascuno, capitava che ci fossero tante persone da uccidere che i forni non bastavano e si ricorreva alla cremazione nella fossa comune. E non era una cosa semplice perché i corpi bisognava metterli in modo tale che il fuoco non si spegnesse.
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22.3 min
Shlomo e il fratello finirono per essere scelti a lavorare nel sonderkommando: erano deportati addetti a tutto il ciclo della eliminazione. Si cominciava dal portare fuori i corpi di quelli entrati nella camera a gas convinti di fare la doccia e dove ci mettevano fino a dieci minuti per morire. Shlomo ricorda che una volta hanno trovato un bambino di pochi mesi ancora vivo e che è stato ucciso con un colpo di carabina da un ufficiale SS. Alle donne venivano tagliati i capelli: Shlomo aveva detto di saper fare il barbiere. A tutti si cavavano i denti d’oro: il fratello di era dichiarato odontotecnico. Si radunavano gli abiti e i fagotti che i morti avevano lasciato in anticamera e si selezionavano le cose. Quello era il modo per rimediare qualcosa in più da mangiare perché i deportati sul treno a volte si portavano qualcosa.
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