Ricordi di guerra

Ricordi di guerra

Creato da Gaetano Masaracchio il 07/03/2016
Ricordi di guerra:

Una foto del 1942 , un ricordo e due storie di guerra vissute nel 1943.
IL temibile carro armato tedesco “ Tigre” fermo lungo il Corso Vittorio Emanuele oggi Corso Indipendenza di Acate, fu il primo ed unico obiettivo dei bombardamenti aerei su suolo acatese . Lo stesso carro armato fu spostato verso i 4 canti , poi abbandonato all’altezza di Via Mameli di fronte alla casa della famiglia Catania.
Mio padre, tenente dei mitraglieri in guerra, si trovava ad Acate per una breve licenza premio. Doveva rientrare al fronte ed aveva preso accordi con il podestà Giuseppe Mangano per avere un posto in macchina fino a Vittoria L’appuntamento era stato fissato per le ore 10 . Era un caldo giorno d’estate e all’ora concordata papà andò, ma non trovò nessuno ad attenderlo, tornò subito a casa. Giuseppe Mangano aveva anticipato la sua partenza. Alle nove del mattino con altre 5 persone, compreso il figlio Valerio e il fratello Ernesto, si diresse verso Vittoria e qui la “strage di Vittoria “ colpì a morte il Podestà , il figlio ,il fratello Ernesto ed altre persone. Morirono sotto i colpi dei fucili americani, dopo alcuni giorni i corpi furono trovati in aperta campagna, ma non quello di Ernesto, il capitano di cui non si seppe più nulla. Il destino o la casualità furono amici di mio padre che scampò i pericoli di una barbara fucilazione . Rimase impedito di partire e dopo essersi presentato ai Carabinieri per segnalare l’accaduto , tornò a casa dei cugini Bellomo Bizzarra . Qui in attesa di partire per la campagna al riparo delle bombe e delle cannonate, pranzammo e durante il pranzo si presentò un soldato americano spaventato e agitato, inseguito da soldati tedeschi col mitra pronto a sparare. Ero un bambino di poco meno di 5 anni e ricordo che alla vista di mio padre ancora in divisa alzò le mani in segno di resa per la vita, ma papà e zio Giovanni lo presero per le spalle dicendo “entra e non avere paura , stai zitto, vai e nasconditi nel bagno dentro la vasca”.
Passarono i militari Tedeschi e mio papà, avvalendosi dei suoi gradi ordinò di non entrare. Dopo lo fecero scappare furtivamente “che Dio ti aiuti” dissero senza essere capiti nelle parole ma, nel cuore SI! e tanto !
Prima che il pranzo, breve e veloce, fosse stato completato in paese tuonò fortissimo il fragore causato dallo scoppio e con effetti devastanti nei quartieri vicini. La gente avvertì un boato tipico del terremoto e dopo la caduta di vetri frantumati, ci si rese conto del pericolo dei bombardamenti in atto nella zona. In tanti si diedero alla fuga verso la campagna, lasciando ogni cosa nelle case abbandonate a se stesse. Il carro armato tedesco, abbandonato all’altezza di via Mameli fu bombardato da aerei americani. Non fu colpito pienamente ,ma soltanto pizzicato, tuttavia le bombe colpirono la casa della famiglia Catania dove morirono tre persone e una ragazza rimase sepolta tra le macerie per parecchio tempo, poi salvata. In paese tuonò fortissimo il fragore causato dallo scoppio e con effetti devastanti nei quartieri vicini. La gente avvertì un boato tipico del terremoto e dopo la caduta di vetri frantumati, ci si rese conto del pericolo dei bombardamenti in atto nella zona. In tanti si diedero alla fuga verso la campagna, lasciando ogni cosa nelle case abbandonate a se stesse.
Ci rifugiammo in campagna e qui restammo per alcune settimane assieme ad altre famiglie : parenti, mezzadri e gli amici Di Modica. Si dormiva con coperte disposte alla meno peggio e dentro una grotta al sicuro di eventuali spari o bombe .Durante il soggiorno in campagna fummo testimoni di una battaglia tra due aerei nei cieli di Acate e nelle ore notturne. Era una notte calda d’estate con un cielo splendidamente stellato e la luna bellissima e rotonda, dal mare arrivava l’eco degli spari e luci lampeggianti nella notte . Improvvisamente il rumore di due caccia da combattimento con mitra : uno americano e l’altro tedesco , piombò nel cielo circostante. Aerei in picchiata che sparavano senza esclusione di colpi l’uno contro l’altro. Incuriosito e festante per lo spettacolo elusi la vigilanza degli adulti ed uscii di colpo, nonostante uno scappellotto. Vidi cadere uno dei due aerei, tra gli alberi della campagna. Questo è un ricordo meno chiaro dei precedenti. Dopo chi aveva visto bene e tutto parlò di aerei in picchiata, spari a ripetizione, luci abbaglianti e fuoco finale con il tonfo dell’aereo battuto e caduto lungo gli argini del fiume Dirillo, a circa 300 metri dalla grotta. La mattina seguente fu portato uno dei piloti feriti a torso nudo, insanguinato lungo tutto il corpo e steso su una barella. Arrivò una camionetta con dei soldati e un Ufficiale Medico, il ferito fu visitato. Probabilmente erano soldati americani, visto che ormai erano entrati nel territorio. Deposero la barella su una panca di pietra davanti alla casa rurale, gli fecero fumare una sigaretta e lo portarono via, chissà la fine di quel povero soldato. Tutto questo lo ricordo benissimo, persino le loro discussioni che nessuno capiva, tuttavia fummo tranquillizzati dai militari. Lascio immaginare la curiosità di tutti i bambini alla vista di uno spettacolo con soldati e un uomo steso nella barella, proprio davanti alla nostra grotta. Tutti i più piccoli eravamo presi dall’evento, ma una bambina, Maria Spada, la nipote del sig. Giovanni Di Modica, spaventata piangeva e dopo avere ricevuto le carezze da un ufficiale americano, si tranquillizzò riprendendo a giocare con tutti i bambini. In campagna le donne facevano il pane, i mezzadri avevano allestito un forno a pietra e debbo dire che la fame non fu sofferta da nessuno, almeno dai bambini..Poi quando si seppe che ormai gli americani erano entrati in paese si tornò ad Acate perché le campagne non offrivano sicurezza più di tanto Tutto il paese decise di ripararsi presso il castello. Le due ali del maniero, l’attuale sala consiliare e l’altra di fronte, ospitavano la maggior parte degli acatesi che con materassi e cuscini vi si erano stabiliti in attesa della fine della guerra. Gente ammassata, mosche che volavano tra le ferite delle persone colpite dalle bombe, bambini piangenti per la fame e per la paura, ma anche e soprattutto per il sonno perduto, insomma disagi che non si possono capire se non sono stati vissuti. Quando ,tra la gioia generale di tutti , una mattina, era la fine del mese di luglio ,fu deciso il ritorno a casa, la guerra era finita. Immaginate la festa, il rumore festaiolo, la confusione e il parapiglia nel raccogliere cuscini e materassi! sembrava una scena del noto film “Via col vento”, credetemi amici in me è ancora vivo il ricordo bellissimo di quella mattina . Mio fratello Nino ebbe il compito di tenere per mano me e portare alcuni cuscini, la nostra casa era di lì a pochi passi e così quella degli zii Leone e Bizzarra Bellomo. Quando uscimmo dal portone del castello, il mio sguardo andò subito verso il campanile della Chiesa Madre e sull’orologio della piazza ,vidi soldati dal viso nero, mai visti prima. Fu tanta la gioia e la curiosità, che chiedevo a mio fratello se fossero venuti da noi. Volevo toccarli e vederli da vicino. Poi lungo il tratto di strada, soldati in camionetta si fermavano e lanciavano caramelle, cioccolato e gomma da masticare,non avevo idea cosa fosse era una novità assoluta, un mistero tutto da scoprire. A casa la sorpresa, la parte di Via San Giuseppe era diroccata per il crollo a seguito di una cannonata arrivata dal mare . Immaginate il dolore dei miei genitori, ma furono pronti a rimboccarsi le maniche e ricominciare come prima, iniziava la vita del dopo guerra tra le macerie di quella stanza e la gioia di avere superato giorni terribili tra paure e i pericoli scampati... Questi ricordi fanno parte della mia vita.
Gaetano Masaracchio