In campagna

In campagna

Creato da Archivio degli Iblei il 15/07/2013
Secondo il censimento del 1934 lavorava nei campi quasi il 60% della popolazione attiva nella provincia, un dato confermato anche nel censimento del 1951. Dominante era la media proprietà imprenditrice; differenti le figure sociali impegnate nel lavoro agricolo: coltivatori diretti, massari, fittavoli, salariati, minori “adduvati”. Questi ultimi, presi “in affitto” già dall’età di sei, sette anni, venivano ingaggiati per tutto l’anno ed erano costretti a condizioni di lavoro durissime. In cambio, oltre al misero “canone” versato alla famiglia, il massaro si impegnava a sfamarli e ad allevarli.
Solo con la Riforma agraria del 1950 furono introdotti significativi mutamenti nella conduzione dei suoli con l’obiettivo di favorire la diffusione della piccola proprietà. Ancora all’inizio degli anni Sessanta gli occupati nelle campagne erano il 45% della popolazione attiva nel ragusano, 15 punti in più rispetto alla media nazionale.
Sulle dure condizioni di vita e di lavoro e sulle varie figure sociali si soffermano le testimonianze.
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8.3 min
Nella masseria i salariati, impiegati per brevi o lunghi periodi, vivevano in condizioni di estrema miseria e venivano sopposti a un intenso sfruttamento. La giornata di lavoro cominciava al buio e, una volta rientrati dai campi, veniva ancora richiesto altro lavoro nella masseria. Il cibo era scarso e cattivo, nessun ricambio di vestiario era previsto nella settimana, arcaico era il sistema di illuminazione. Durante la mietitura, come spigolatrici, e per la raccolta di olive e carrube erano impiegate anche le donne. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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6.4 min
Nelle masserie bambini e ragazzi lavoravano fin dai sette-otto anni come pecorai e garzoni in condizioni di sfruttamento simili a quelle degli adulti. Venivano “adduvati” con un contratto di tipo annuale, che prevedeva un pagamento alle famiglie in granaglie e denaro e il mantenimento del bambino da parte del massaro.
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4.4 min
Salvatore Licitra di Ragusa, figlio di massari, laureato in Lettere e insegnante ricorda le condizioni di estrema povertà nelle campagne e riflette sulla lunga catena di sfruttamento, soffermandosi su aspetti della vita materiale di salariari, massari e bambini. Altro tema di riflessione è la sua esperienza di raccolta delle storie di vita e l’uso didattico delle testimonianze e di Terra matta. In questo brano il tema è la la vita dei massari. Tra i ricordi la sua vita in campagna fino all’età di 27 anni, le vacanze, l’abitare tra città e campagna, l’autonomia dei bambini, gli effetti della Riforma agraria. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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2.4 min
“Era una catena disperata”, così Salvatore Licitra descrive i meccanismi di sfruttamento che, messi in atto dai proprietari terrieri, colpivano tutti i lavoratori agricoli, con differenti modalità a seconda della loro posizione nella scala gerarchica. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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2.9 min
Salvatore Licitra di Ragusa, figlio di massari, laureato in Lettere e insegnante ricorda le condizioni di estrema povertà nelle campagne e riflette sulla lunga catena di sfruttamento, soffermandosi su aspetti della vita materiale di salariari, massari e bambini. Altro tema di riflessione è la sua esperienza di raccolta delle storie di vita e l’uso didattico delle testimonianze e di Terra matta. In questo brano il tema è la Riforma agraria. Nel secondo dopoguerra nelle campagne arrivò la Riforma agraria. Salvatore Licitra riflette, a partire dai propri ricordi, sulle conseguenze che la legislazione ebbe per le famiglie dei massari, che si collocavano in posizione intermedia tra i padroni dei fondi e gli operai agricoli. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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1.0 min
Prima e dopo la seconda guerra mondiale il ricordo della fame, delle condizioni di povertà e di quando “mancava tutto”. Il padre del testimone prendeva i terreni a “gabella”. Il patto di gabella (contratto di terratico) prevedeva il pagamento di una certa quantità di grano per il terreno preso in affitto.
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Rosario Nobile associa alla lettura di un brano di Terra matta i ricordi personali sui bambini “adduvati” presso le famiglie dei massari. Il termine veniva utilizzato per indicare un ingaggio in campagna, ma nel caso dei bambini implicava anche il compito dei massari di allevarli, dando loro vitto e alloggio, insegnando i vari mestieri, fornendo “un’educazione” . Vai a www.archiviodegliiblei.it
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4.3 min
Gaudenzio Dimartino ricorda l’attività del nonno che, insieme ai cognati, prendeva in appalto i feudi per la raccolta di carrube e olive, organizzando le ciurme e senza mai avere conflitti con la malavita. Descrive inoltre come si svolgeva il lavoro: la valutazione sugli alberi di carrube e olive, la divisione del raccolto e il reclutamento di intere famiglie di braccianti nel Modicano. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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3.1 min
Una volta terminata la scuola elementare, la dura vita di garzone in campagna per Giovanni iniziò a 10 anni da un massaro, amico del padre. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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2.6 min
Giovanni ricorda i tempi in cui, adolescente, garzone in campagna, doveva accudire il cane del padrone, per il quale era prevista un’alimentazione invidiabile. Era riuscito con furbizia a trarre vantaggio da questa situazione. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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1.2 min
Giovanni e Gaudenzio Dimartino, giovanissimi, furono sempre al seguito del padre per la raccolta di olive e carrube, impegnati al frantoio anche per dodici ore al giorno. Il racconto di Gaudenzio sembra voler ridimensionare la versione di Giovanni rispetto alle dure condizioni economiche della famiglia. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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5.7 min
I ricordi di una famiglia benestante: la villa in campagna e la vicina casa dei contadini affittuari, dove da bambina Vally spesso si rifugiava. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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