La scuola

La scuola

Creato da Archivio degli Iblei il 15/07/2013
Secondo i dati del censimento del 1901 nel ragusano quasi quattro persone su cinque (e precisamente il 78,6%), considerando la popolazione superiore ai sei anni, risultavano analfabete, una percentuale non solo nettamente superiore alla media nazionale (50%), ma anche a quella già molto alta della Sicilia (70%).
L’analfabetismo, che solo nel corso degli anni Settanta si ridusse in Italia a fenomeno marginale, riguardava in provincia di Ragusa il 49,4% nel 1934, il 26,6% nel 1951 e ancora il 18,7% nel 1961, quando il tasso regionale era del 16% e quello nazionale dell’ 8,3%. In larga parte gli analfabeti censiti nel 1961 erano anziani o adulti, ma lo era ancora anche il 3% dei minori in età scolare (dai 6 ai 14 anni). Per tutta la prima parte del Novecento saper leggere, scrivere e far di conto fu per tanti ragusani un ambito traguardo da raggiungere. Nelle testimonianze qui raccolte avere un’istruzione era un desiderio molto forte, a cui quasi sempre si doveva rinunciare per il precoce avviamento alla vita di lavoro nelle campagne.
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Ancora negli anni Cinquanta la piaga dell’analfabetismo era diffusissima nelle campagne del ragusano; saper leggere e scrivere era una conquista, irraggiungibile per molte donne. Il testimone ricorda come lui e i suoi fratelli per frequentare la scuola dovessero abitare da soli nella casa di città, lontani dai genitori, che in campagna gestivano la masseria. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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Nonostante le misere condizioni di vita, l’intervistato ricorda l’importante ruolo della madre nel trasmettergli l’amore per la lettura. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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Salvina Rabito si rammarica di non aver proseguito gli studi oltre la quinta elementare e di avere scelto, all’età di 11 anni, il mestiere di sarta. Rimprovera il padre per non aver ostacolato la sua scelta. Ha conseguito successivamente la licenza media ferquentando i corsi serali per adulti. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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A partire dalla lettura di alcuni brani di Terra matta Rosario Nobile ricorda come prima della seconda guerra mondiale frequentare le scuole elementari fosse considerato nei fatti un privilegio: saper leggere, scrivere e far di conto era un obiettivo sufficiente anche per una famiglia mediamente benestante come quella a cui apparteneva suo padre. Successivamente invece tutti, dal bracciante al contadino al commerciante, concepirono l’istruzione dei figli come elemento essenziale per la mobilità sociale. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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Facendo riferimento alle sue esperienze di insegnante nella scuola media e nei corsi per adulti, Maria Ottaviano si sofferma su due episodi. Nel primo racconta la sua determinazione nell’ impedire che un dodicenne interrompesse gli studi per andare a fare il pastore. Nel secondo ricorda la tardiva presa di coscienza di un adulto semianalfabeta dell’importanza dell’istruzione. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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La lettura di Terra matta è l’occasione per riflettere su come sia profondamente mutato nel corso del Novecento il concetto di infanzia e di giovinezza e sulla incommensurabile distanza tra le esperienze dei ragazzi di oggi e quelle dei coetanei di Rabito. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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Dai ricordi autobiografici del sacerdote Vito Bentivegna: il conseguimento della quinta elementare come obiettivo in una famiglia di artigiani. Vai al www.archiviodegliiblei.it
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I ricordi delle scuole elementari durante il ventennio fascista: canti, saggi in piazza, recite nel teatrino di Chiaramonte. Il ricamo dalle suore. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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Dopo le scuole elementari, al collegio (sperimentato per piccoli periodi a Roma e a Modica) Vally preferì rimanere in famiglia. Il collegio per le ragazze di buona famiglia era un’opportunità, per i ragazzi invece pressoché un obbligo, aprendo la strada alle uniche attività immaginabili per il ceto borghese. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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A sei anni percorreva ogni giorno due chilometri a piedi per andare a scuola e altrettanti per tornare a casa. A pranzo, quando c’era, un pezzo di cipolla e un’oliva salata. Come tutti i suoi coetanei che abitavano in campagna, dopo la scuola lo aspettava il lavoro. I compiti si facevano dopo cena alla luce della candela. Era il più grande di quattro figli e a lui venivano affidate tutte le responsabilità quando i genitori andavano in paese la domenica. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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Troppo povero da bambino per frequentare regolarmente la scuola, il padre Angelo ottenne la licenza elementare serale solo da adulto alla fine degli anni Sessanta. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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Il racconto di un desiderio e, al tempo stesso, di una grande delusione. Prima fu la distanza da casa a impedire a Maria Farina di frequentare regolarmente la scuola elementare, poi le difficoltà nell’andare in collegio in un’altra città. Il desiderio era così forte che la testimone sarebbe stata disposta a farsi passare come aspirante suora pur di continuare gli studi. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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