L'emigrazione

L'emigrazione

Creato da Archivio degli Iblei il 15/07/2013
Nel secondo dopoguerra, in età repubblicana, l’emigrazione dalle regioni del sud fu come un fiume in piena indirizzandosi sia oltre Oceano, nelle Americhe e in Australia, sia verso l’Europa industrializzata e, soprattutto negli anni del boom economico, verso il cosiddetto “triangolo industriale” italiano: Milano-Torino-Genova.
In Sicilia negli anni Cinquanta le statistiche evidenziano un saldo migratorio (e cioè la differenza tra il numero di immigrati e quello degli emigrati) di - 386.841 unità (-11.357 nella provincia di Ragusa), che aumentò a - 610.723 unità negli anni Sessanta (-20.827 nel ragusano), per poi ridursi a -163.980 unità nel decennio 1971-1981. Negli anni Settanta la provincia di Ragusa fu la prima tra quelle siciliane a far segnare un’inversione di tendenza con +835 unità.
Nelle testimonianze l’esperienza migratoria viene ricordata come una necessità ma anche come un’occasione di crescita, di nuove e positive esperienze e di significativo miglioramento economico, non esitando per questo ad affrontare condizioni molto dure di lavoro (come ad esempio nelle miniere in Germania) o addirittura cercando altre fonti di guadagno con occupazioni aggiuntive.
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L’anziano artigiano ricorda come, nonostante la scelta di abbandonare Chiaramonte fosse stata imposta da motivi economici, l’esperienza dell’emigrazione a Milano e in Svizzera si fosse rivelata positiva e arricchente. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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Vincenzo Massari ricorda gli anni difficili del secondo dopoguerra e come, dopo l’emigrazione di migliaia di ragusani verso il Venezuela, il Canada e l’Australia, le condizioni di quanti erano rimasti fossero cominciate a migliorare. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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4.4 min
A partire da "Terra matta" di Vincenzo Rabito , Rosario Mangiameli (docente di Storia contemporanea dell'Università di Catania) suggerisce alcune riflessioni su temi rilevanti nella storia italiana del Novecento. In questo brano il tema affrontato è l'emigrazione. L’emigrazione dal Sud è stata storicamente una via di fuga da condizioni di sottomissione e miseria. Spesso erano i più coraggiosi a misurarsi con questa esperienza. Il caso di Rabito è esemplare: non trascurò nessuna occasione, in anni in cui era impedita l’emigrazione transoceanica, per cercare migliori opportunità di lavoro, dalle colonie d’Africa alla Germania nazista, acquisendo nuova conoscenza del mondo e maggiore consapevolezza del posto che in esso occupava. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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2.9 min
A partire da "Terra matta" di Vincenzo Rabito, Rosario Mangiameli (docente di Storia contemporanea dell'Università di Catania) suggerisce alcune riflessioni su temi rilevanti nella storia italiana del Novecento. In questo brano il tema affrontato è il lavoro degli italiani all'estero. La presenza dei lavoratori italiani immigrati in Germania per sostenere lo sforzo bellico di quel paese, prima del 1943. Un fenomeno ancora poco studiato, su cui scarseggia la documentazione. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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2.3 min
Una volta terminata la scuola, per Carmelo Adamo iniziò subito la dura vita del lavoro in campagna. Non vedendo per lui alcun futuro a Ispica, decise di presentare domanda di emigrazione in Germania nonostante il volere del padre. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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4.3 min
Ai neoassunti in miniera, prima di iniziare il lavoro nel sottosuolo, venivano insegnate poche parole essenziali e le principali norme di comportamento sia per evitare situazioni di pericolo sia per poter comunicare con compagni di lavoro di altre nazionalità. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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I minatori neri per il carbone, che uscivano dalla miniera dopo il turno di notte, erano un’immagine inquietante per chi per la prima volta si avvicinava a quella realtà. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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6.1 min
Umidità, sporcizia, buio, caldo e sete: erano queste le condizioni in cui si lavorava sottoterra. In miniera sembravano non esserci quelle differenze di classe che normalmente vigevano. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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La bassa statura (“la taglia bassa”) di Carmelo Adamo lo rendeva adatto, suo malgrado, a lavorare in lunghi cunicoli di 50 centimetri di altezza: pancia a terra per otto ore al giorno. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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Carmelo Adamo racconta un episodio fortunato in cui il caso lo salvò da una morte sicura: un crollo improvviso in miniera che seppellì vivi molti minatori. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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2.1 min
La paga mensile nei primi tempi di lavoro in miniera era appena sufficiente per le spese essenziali. Il ricordo va all’acquisto di un cappotto necessario per il rigore del clima, pagato con una somma equivalente a cinque mesi di lavoro. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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1.3 min
Lo stipendio di chi lavorava in fabbrica era superiore rispetto a quello dei minatori ma gli operai non avevano nessuna di quelle facilitazioni di cui godevano i minatori, come l’alloggio prima di tutto. Vai a www.archiviodegliiblei.it
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