Rocchi Giuseppe

 
Rocchi Giuseppe

nato nel 1925
Roma

8 Racconti

4.2 min
Giuseppe ha vissuto abbastanza bene, Neresine di Lusino era una cittadina portuale ricca. Tutti i fratelli sono scappati ognuno in modo diverso. Il fratello è venuto a Trieste con una barchetta. La sorella è riuscita ad andare a Monfalcone. Un’altra era rimasta e hanno organizzato da Ancona un peschereccio che andasse a prenderla ma il peschereccio è stato fermato mentre lei ha aspettato te giorni; dopo essere stata imprigionata, ala fine ha avuto il permesso di raggiungere la famiglia in Italia.
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4.6 min
Si sente sempre nostalgia del paese dove si è nati. Giuseppe è tornato dopo anni insieme alla moglie anche lei di Lusino e con i bambini. I conoscenti rispondevano in slavo pur conoscendo l’italiano. Negli anni, di vacanza in vacanza, si sono create amicizie. Giuseppe si è sempre sentito italiano; ricorda che il padre, ufficiale austriaco imbarcato sulle navi in guerra contro l’Italia, raccontava che a bordo si parlava veneto perché l’Austria non aveva marinai
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5.8 min
Nel 1944 Giuseppe era stato deportato in Germania e imbarcato sulle navi tedesche. Quando è tornato, appena arrivati gli slavi, ha cominciato a lavorare. Nel 1946 è scappato con la scusa di un permesso per andare a Trieste per andare a curarsi i denti. E non è più tornato. Ha cercato lavoro, si è imbarcato sulle petroliere come macchinista. Poi è passato a terra con le compagnie petrolifere. Poi ha fatto carriera ed è arrivato a Roma come dirigente nel settore dell’assistenza tecnica
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7.0 min
Giuseppe faceva il macchinista nella centrale elettrica e per questa sua competenza era molto richiesto. Spesso i titini non capivano che i motori avevano tempi lunghi prima di entrare a pieno regime e spesso Giuseppe finiva in galera con l’accusa di sabotaggio. Quando gli chiesero di dichiararsi slavo comunista pena essere trattato come nemico, decise di scappare. Sarebbe bastato rispettare l’italianità dell’Istria, dice Giuseppe, come avevano fatto gli austriaci, e nessuno sarebbe scappato.
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7.6 min
Il fratello ha dedicato tutta la sua vita all’assistenza dei profughi. Ma negli anni non si è interessato solo ai profughi giuliani, era diventato esperto dell’ONU per i profughi. Si è occupato anche dei profughi dalla Libia. E’ stato fautore di molte leggi per i profughi. E’ stato consulente per il ministero del tesoro per i beni abbandonati dei profughi.
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4.8 min
Intorno al 1990 i profughi da Neresine hanno deciso di erigere una croce a Neresine che ricordasse i nostri morti. Ma per la targa fu una battaglia. Volevano farla in italiano ma in italiano non era possibile; la proposta fu di scrivere croato e latino, poi croato e inglese, poi in spagnolo… finalmente nel 1994 con una forzatura fu possibile scrivere in italiano ma la messa fu celebrata in croato.
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2.3 min
Molte città hanno intitolato strade ai martiri delle foibe istriane. Anni fa Giuseppe ha conosciuto un vecchietto che gli ha raccontato di aver sentito arrivare camion e persone e poi crepitii di mitragliamenti. E che sono andati a gettare fascine accese perché morissero presto soffocati e non farli soffrire troppo. Adesso alle cerimonie partecipano anche le delegazioni slovene e croate
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1.8 min
Giuseppe Rocchi racconta che la sua famiglia aveva casa e campagne a pochi chilometri da Trieste. Venne detto che dovevano dichiararsi slavi comunisti; diversamente sarebbero stati considerati nemici. Pur di rimanere italiani decisero di abbandonare tutto, le tre case e i 50 ettari di terreno. Qualcuno scappava in barca di notte e all'alba allagava la barca per non renderla visibile per poi svuotarle quando veniva buio sperando di incontrare i pescherecci italiani a metà strada. adesso Giuseppe Rocchi con la famiglia, quando va in vacanza, sa di tornare in un paese straniero e non ci sono più parenti. Tratto dal film documentario Voci in esilio, per gentile concessione del Museo di Fiume - Roma
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