Centro Diurno Anziani Fragili Alberto Sordi

Centro Diurno Anziani Fragili Alberto Sordi

Creato da Provincia di Roma - Per la memoria il 30/06/2011
Compongono questo percorso tutti i video realizzati presso il Centro Diurno Anziani Fragili "Alberto Sordi", luogo d'incontro creato per consentire agli anziani di trascorrere piacevolmente le giornate in modo attivo e di sviluppare le proprie capacità personali.

7.9 min
Romano è nato a Tripoli dive il padre dirigeva una azienda agricola. Era una terra molto fertile, si coltivava di tutto ma si lavorava solo dopo il tramonto per via del grande caldo. Quando la Libia fu occupata dagli inglesi, Mussolini decretò il rientro a casa di tutti gli italiani. Persero tutto e romano si ritrovò a Roma, nel quartiere di Centocelle. Lucia è nata a Roma a via dei coronari. La sua infanzia è stata tutta fra i giochi in piazza di San Salvatore in lauro e piazza Navona. E il negozietto di piccola sartoria con cui la madre arrotondava gli scarsi guadagni del padre. Lucia ha fatto solo la quinta elementare senza nemmeno prendere la licenza perché la mattina degli esami era andata a scuola senza grembiule: non aveva fatto in tempo ad asciugarsi.
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10.9 min
Durante la guerra Romano andò in Abruzzo, regione da cui proveniva il padre. Sembrava dovessero stare tranquilli rispetto a Roma ma finirono comunque per vivere bombardamenti rastrellamenti. Dal paesino dove erano, Romano ricorda che quando finirono di cadere le bombe su Avezzano e si sollevò la polvere, la città non c’era più. Tornati a Roma, andarono a vivere al Quarticciolo dove c’era la famosa banda del Gobbo: più che un criminale, sembrava un Robin Hood che faceva del bene ai poveracci. Subito dopo la guerra, Romano insieme alla sorella, andò a vivere a Cinecittà dove era stato allestito un campo profughi che avevano diritto ai pacchi di viveri: era il modo per dare una mano alla famiglia, rimasta al Quarticciolo. E dopo ancora romano andò a scuola dei Salesiani su via Prenestina dove prese il diploma di con l’avviamento professionale, cosa che gli permise di andare a lavorare con una azienda che faceva lavori per l’ATAC. Lucia intanto diventata una abilissima rammendatrice di calze, con il piccolo ago e portava avanti e indietro da casa a piazza Navona la sorellina piccola che non dormiva mai.
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9.7 min
Romano e Lucia si sono incontrati a casa di lei per una festa da ballo. All’epoca si ballava in casa. Romano aveva riaccompagnato a casa la sorella di Lucia da una festa in casa di amici e lei, per ringraziarlo, lo aveva invitato alla festa a casa propria. Romano si era presentato e aveva aperto Lucia. Lei lo aveva trovato bruttarello non perché fosse davvero brutto ma era molto abbronzato, molto magro ma soprattutto era grande: loro avevano tutti vent’anni mentre Romano ne aveva già ventinove, era uomo fatto, già lavorava all’ATAC. Ma finirono per innamorarsi e sposarsi. Andarono a vivere al Quarticciolo dalla madre di lui, poi hanno preso casa a Centocelle poi sono nati i tre bambini uno dietro l’altro. Ma lo stipendio era quello che era e la casa piccolo per 5 persone. Così hanno occupato una casa popolare, anche questa piccola, dove sono rimasti 15 anni aspettando l’assegnazione del Comune. Solo così nel 1980 sono avere l’appartamento a Laurentino 38. i primi tempi sono stati difficili, non c’era nulla e l’ambiente non era esattamente felice: molti drogati, tanti problemi, ma poi, piano piano…
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15.3 min
Rosa è nata in un paesino a pochi chilometri da Catania, di soli 7000 abitanti. Benchè il padre lavorasse, non c’erano sufficienti soldi per far studiare tutte le quattro figlie e rosa ha potuto fare solo fino alla quinta elementare. Fin da piccolissima ha sentito la vocazione di dedicarsi agli altri e una volta cresciuta, ha scelto il nubilato. Quando la sorella si è trasferita a Catania, per Rosa che era già grande, è cominciata la vera vita perchè ha ricominciato a studiare e in tre anni ha preso un doppio diploma in economia domestica. E col diploma è venuta a Roma, quasi col presentimento che qui avrebbe incontrato gli istituti secolari che si andavano organizzando. A Roma ha frequentato un corso per dietologa e ha lavorato prima all’ospedale San Camillo, poi al San Giovanni. E’ stato qui che, nel 1973, ha organizzato un primo gruppo di volontariato per l’assistenza domiciliare ai malati. E da quel momento la sua vita è stata sempre impegnata nel volontariato anche se non ha mai voluto diventare dirigente nella Curia, come le avevano proposto, o in altre strutture. Rosa è andata in prepensionamento per motivi di salute. Con la liquidazione ha comprato una casetta a Mont...
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5.1 min
Renato era arrivato con la famiglia a Garbatella, nelle case che allora erano popolari costruite sul terreno che la principessa colonna aveva donato. A Garbatella c’era un bel clima.
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3.9 min
Renato non dimenticherà mai quello che ha visto: i morti, le macerie e una donna incinta che nel crollo della casa era rimasta a cavalcioni di un trave. Si è salvata e si è salvato anche il bambino mentre la cugina moriva sotto le macerie.
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9.5 min
L’8 settembre, quando ci fu la battaglia di Porta San Paolo, Renato tornava a casa dal lavoro e capitò proprio da quelle parti insieme ad altri compagni di lavoro. Rimasero bloccati dalle parti dei Mercati Generali e decisero di attraversare i binari della stazione Ostiense dove erano fermi vagoni con merce di tutti i tipi e la gente si era organizzata per prendere farina e altri generi alimentari. Anche Renato prese un sacchetto di farina e lo portò a casa.
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7.9 min
Gli americani non arrivavano mai e allora Renato insieme alla madre decisero di andare verso Brescia dove abitava un altro fratello. Non fu facile arrivare e tutto sommato vissero un anno di guerra in più perché Roma fu liberata un anno prima della fine della guerra al nord. Senza contare che Renato rischiò nuovamente di essere arrestato.
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4.4 min
Poi la vita è ricominciata. Renato ha incontrato sua moglie e si è sposato. Giusto due anni prima, nl 1953, era stato assunto all’Ente EUR dove ha lavorato fino alla pensione. Conosce un po’ di segreti, o meglio qualche curiosità. Per esempio che l’0acqua del laghetto viene da un lago alimentato da sorgenti che sta sotto al Castelletto della Cecchignola: le acque furono convogliate già ai tempi di Mussolini e la conduttura praticabile.
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9.3 min
Rosa è la più grande di nove figli. Per cresce i fratellini non è mai andata a scuola. Della guerra ricorda la fame, la paura, lo stare nascosti nelle grotte, la morte di uno zio che era militare. Rosa non ha avuto una buona madre, spesso veniva picchiata e a casa era un continuo lavorare. Solo la nonna ogni tanto si occupava di lei. Ha cominciato a lavorare presto, faceva la cuoca al ristorante degli studi cinematografici al Palatino. Sull’autobus ha conosciuto suo marito. Si sono sposati molto presto anche perché la madre di Rosa trattava male anche il ragazzo fino a nascondere i documenti per il matrimonio: era siciliano, non lo voleva per la figlia. Rosa e il marito appena sposati sono andati ad abitare a Trigoria che all’epoca era tutta campagna, con le strade fangose e solo due autobus al giorno. Il marito purtroppo ha sempre lavorato in nero perché non lo hanno mai messo in regola e adesso la famiglia ne sente tutte le conseguenze anche se ci sono i figli, ormai grandi, che li aiutano tanto. Ma vivono ancora in affitto e gli affitti sono diventati tanto alti anche a Trigoria.
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3.8 min
Rita è nata a piazza Vittorio. A viale Manzoni i genitori avevano una trattoria e Rita è stata cresciuta dalla nonna. I genitori Rita li vedeva soltanto la domenica quando si andava a pranzo tutti insieme ma sempre nella trattoria di famiglia. E non ricorda di essere mai uscita con i genitori tranne quelle volte che accompagnava il padre dal tabaccaio a comprare i sigari. Rita andava a scuola dalle suore dove ha fatto solo fino alla quinta elementare. Aveva iniziato l’avviamento professionale ma poi la madre si è ammalata e Rita ha lasciato la scuola per assisterla. La madre è morta nel 1942, il padre un anno dopo.
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2.2 min
Della guerra Rita ricorda la fame, la paura, le bombe: quando fu bombardato San Lorenzo a casa di Rita si spalancarono tutte le finestre per lo spostamento d’aria. A differenza del padre che era fatalista e non si muoveva di casa, Rita aveva una terribile paura, all’allarme correva subito verso il rifugio che era in piazza Dante. Erano solo due portici e un pezzetto di strada ma a lei, per la paura, sembrava un tragitto interminabile anche se poi era la prima ad arrivare.
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