55.1 min
Attraverso storie di infermieri, di medici e di ammalati, Annibale Crosignani illustra la vita quotidiana del manicomio. Ricorda la tripartizione funzionale costituita da tre mondi, quello dei medici, degli infermieri e dei malati, quasi incomunicabili tra loro, e compone un affresco narrativo che fa rivivere all'ascoltatore il clima e l'ambiente del manicomio degli anni'60. In questi racconti, che ricordano anche le attività molteplici dei ricoverati del manicomio come l'allevamento di animali da carne, il panificio industriale, l'impresa di costruzioni ecc. ancora una volta gli internati ammalati erano vittime impotenti dello sfruttamento dei loro guardiani, medici, infermieri, amministratori dell'ospedale che approfittavano della disponibilità di manodopera a costo zero. Inoltre Crosignani chiarisce i rapporti tra le Istituzioni che sovraintendevano il manicomio, Provincia e Opera Pia che entreranno in conflitto aspro tra loro al momento della conflagrazione della contestazione psichiatrica degli anni '70, con scambi di accuse e reciproci addossamenti di responsabilità.
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29.0 min
La riforma psichiatrica a Torino fu promossa fin dalle fasi iniziali da un insieme di movimenti e di associazioni che assunsero le caratteristiche di iniziative partite dal basso a differenza dell'esperienza basagliana contraddistinta da un forte personalismo e eterodiretta. Le istituzioni sanitarie, politiche, amministrative e universitarie torinesi furono tutte contro questo movimento nel suo insieme, mentre un grande appoggio venne dalla stampa, dai quattro giornali torinesi del tempo. Crosignani traccia un paragone tra le iniziative nel manicomio di Gorizia, promosse da Franco Basaglia e quelle del manicomio di via Giulio a Torino e ne sottolinea le differenze fondamentali. Tra queste, la forte preoccupazione di Basaglia di diffondere nel Paese, in modo attivo, il movimento di riforma psichiatrica e soprattutto a Torino, città modello per esperimenti politici e sociali. Crosignani tracia un quadro molto vivido di quelle esperienze torinesi e i contatti con la realtà di Gorizia e i rapporti con Basaglia e Jervis illustrandone gli aspetti positivi. Con altrettanta pacatezza e obbiettività ricorda le ombre del personaggio Basaglia e del suo movimento.
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16.2 min
Crosignani descrive l’esperienza di Basaglia a Gorizia sottolineando l’importanza di aver dato al malato mentale la dignità di persona che il manicomio negava. Per quel tempo l’esperimento fu un atto rivoluzionario, un esempio per tutti i movimenti antimanicomiali che in seguito nacquero in Italia. Nello stesso tempo Crosignani sottolinea che l’azione di Basaglia rimase dentro le mura del manicomio, concentrandosi sul significato della malattia mentale che egli caricò di valenze politiche e ideologiche eccessive. L’esperienza di Parma, città con amministrazione comunista, si identificò con la figura di Mario Tommasini, assessore alla provincia, il quale con l’aiuto del Movimento Studentesco liberò i malati del manicomio di Colorno operando come se la malattia mentale non esistesse. Anche a Perugia a partì a metà degli anni ’60 un processo di de-ospedalizzazione sostenuto fortemente dalla politica del PCI con la creazione di un valido servizio psichiatrico esterno dai connotati marxisti. Crosignani analizza queste tre esperienze di riforma della psichiatria mettendole a confronto con quella di Torino, con ricchezza di dettagli e vividezza di ricordi, solo come può fare
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25.9 min
Dopo vent'anni di lotte contro la vecchia istituzione manicomiale venne finalmente promulgata la legge 180. I veri estensori della legge, approvata in commissione e quindi all'unanimità, furono la dottoressa Milano, parlamentare del PCI, e Eliodoro Novello, Segretario dell'Associazione Medici Ospedalieri Psischiatri Italiani. Legge approvata frettolosamente senza un sereno dibattito e soprattutto senza prevedere gli aspetti assistenziali e sociali derivati dalla chiusura dei manicomi. L’applicazione della legge, come si constatò dopo poco tempo, si disinteressava dell'assistenza di decine di miglia di individui non in grado di badare a sé stessi. Per alcuni anni gli ex-internati andarono a gonfiare le fila dei disadattati, dei senza dimora, dei barboni, di una popolazione dei centri cittadini emarginata e abbandonata. Senza dimora trovavano posto per dormire tra le tombe del cimitero o nelle gabbie degli animali dello Zoo cittadino dismesso. Un problema drammatico conseguente all'applicazione della legge caratterizzata dai suoi pesanti condizionamenti ideologici. d'altronde questa popolazione era ignorata dagli psichiatri che si giustificavano considerandoli dei mendicanti, dei barboni
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22.9 min
Il movimento di opinione che Crosignani e i suoi alleati seppero organizzare trovò molti convinti seguaci in molte città d'Italia in particolare nelle associazioni di famigliari di soggetti con patologie mentali. Il diffuso e convinto giudizio che la legge 180 presentasse carenze assai gravi di tipo assistenziale, da un lato fu dimostrato da tanti fatti drammatici di cronaca che riguardavano ex-pazienti dei manicomi e dall'altro dal crescente e drammatico urlo d'aiuto dei parenti dei psicopatici che si sollevava verso le Istituzioni. Finalmente la politica, in particolare il Partito Socialista, riconosciuto lo stato di abbandono di malati e famiglie decretato dalla 180, organizzò un convegno nazionale a Roma a cui vennero invitati in primo luogo i "critici della 180", Crosignani e Luciano, i principali rappresentanti della psichiatria nazionale e del mondo accademico, ma soprattutto i principali esponenti delle associazioni dei famigliari di pazienti. Gli effetti concreti di quel Convegno furono il riconoscimento della impellente necessità di affrontare il problema con una sorta di riforma della 180 come era stato fatto in Piemonte con la legge 61, costruendo piccole comunità territori
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26.9 min
Si domanda lo psichiatra Annibale Crosignani se l'esperienza accumulata in anni di battaglie, di lotte condotte nell'interesse dei malati e della psichiatria possa avere interesse ancora oggi. Le esperienze narrate da Crosignani devono servire a evidenziare più nettamente proprio oggi alcuni aspetti critici dell'assistenza psichiatrica. Uno di questi aspetti è in relazione alla gestione privatistica delle comunità che richiede che esse debbano ricercare il profitto e di conseguenza il malato diventa oggetto economico con tutti i rischi legati ad una simile concezione. Altro elemento critico è la mancata conoscenza da parte degli psichiatri delle realtà delle comunità terapeutiche, delle case famiglia e delle altre struttura che non vengono da loro visitate e tantomeno frequentate, limitando la loro attività a quella istituzionale e un po’ burocratica dell’ambulatorio. Si è venuta a creare, attraverso l'instaurazione della psichiatria libera, una "riserva indiana" di malati più o meno istituzionalizzati, o meglio diversamente istituzionalizzati rispetto al passato, ma fatto ancor più negativo rispetto alla vecchia realtà del manicomio, senza alcun controllo clinico. Annibale Cr
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25.3 min
La vicenda dei bambini di Villa Azzurra è ancora oggi ricordata con raccapriccio. Di quei fatti si è anche scritto molto in opere di saggistica e di narrazione. Crosignani comunque sottolinea come la vicenda Coda sia stata anche lacerante nell'ambito dei rapporti tra colleghi psichiatri e come le vicende negative del manicomio a Torino, a differenza di altre città d'Italia, dove non vi fu così completa trasparenza, fecero sì che tutto, anche le cose più spiacevoli, venissero alla luce e nulla fosse coperto. Nel frattempo le elezioni politiche del 1970 videro il cambio, se non dei partiti politici al governo della Provincia, almeno di una generazione di amministratori, più aperti e più inclini a creare un psichiatria nuova come i tempi richiedevano. Anche i sindacati ospedalieri, CGIL, CISL e UIL, (questa con una certa ritrosia) nel 1973 spinti dai loro vertici camerali e dai metalmeccanici, con i quali erano fino ad allora in contrasto, accettarono dopo cinque anni di dura opposizione il piano della Provincia e dell’Opera Pia che prevedeva la nuova psichiatria di settore. Crosignani percorre con il racconto i primi tempi di applicazione operativa dell'organizzazione territoriale d
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29.4 min
La Provincia, fortemente insoddisfatta della impossibilità di realizzare il disegno di estinguere l'Opera Pia, ovviò al diniego del ministro della sanità stabilendo un convenzione con l’Opera Pia. In tal modo non si interrompeva il nuovo corso dell’assistenza psichiatrica, dovendo comunque dare una normativa e una protezione agli operatori manicomiali che lavoravano sul territorio. La settorializzazione prevedeva la ristrutturazione del manicomio con la creazione di quattro accettazioni miste (maschi e femmine) una per ogni settore e la trasformazione dell’ospedale di via Giulio in istituto psichiatrico geriatrico. Venne quindi deciso il trasferimento dei pazienti geriatrici dai quattro grandi ospedali psichiatrici della provincia. Fu un'operazione delicata e pericolosa fatta in modo affrettato, non tenendo conto dello stato e delle esigenze dei pazienti che subirono sofferenze inutili ed evitabili. Crosignai ne ripercorre lo svolgimento e analizza le cause dell'insuccesso. Nel frattempo, nel 1970, scoppiò lo scandalo di Villa Azzurra, manicomio infantile. A seguito dell'attività ispettiva presso quella struttura di una commissione di tutela costituita da tre rappresentanti d
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15.1 min
L'organizzazione psichiatrica in Settori si avviò ottenendo i primi risultati positivi, nonostante le molte difficoltà e gli imprevisti incontrati all’interno del manicomio in via di trasformazione e soprattutto all’esterno dove dovevano sorgere i servizi. Di fronte alla complessità della nuova attività da svolgere sorsero differenti visioni e strategie che causarono conflitti, tra cui il più evidente fu la rottura dell’unità del gruppo dei medici di Torino centro, di cui facevano parte Grosignai e Luciano, psichiatri che rappresentavano l’avanguardia della nuova psichiatria e non legati al potere politico e sindacale. Di conseguenza si affermò e conquistò l’iniziativa della nuova psichiatria, il gruppo formato dai medici e infermieri di Torino Est, protetti e sostenuti dall’Amministrazione dell’Opera Pia e della Provincia, ortodossi alla linea del Partito Comunista. Nel frattempo la Provincia, per poter governare direttamente i flussi della nuova psichiatria tentò di operare l’estinzione dell’Opera Pia cui aveva affidato cento cinquant’anni prima la gestione dell’assistenza psichiatrica. Il ministro della sanità Mariotti si oppose alla soppr
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12.9 min
Crosignani e Luciano, ispirandosi alle esperienze delle comunità di Maxwell Jones e di Basaglia, si avviarono a vivere la quotidianità dell'esperimento del "reparto 5" e soprattutto la nuova realtà della malattia mentale, liberata dagli artefatti istituzionali, prendendo le distanze da molti predicatori che invece ritenevano finito il ruolo della psichiatria e perfino inesistente la patologia psichiatrica. La nuova realtà del reparto aperto pose una serie di quesiti, anche normativi, al fine di poter seguire efficacemente i malati anche al di fuori del manicomio. La necessità di dare risposte organizzative al nuovo corso della cura psichiatrica intrapreso a Torino, favorì la nomina di una commissione tecnico-amministrativa della Provincia. Questa, ispirandosi all'esperienza della psichiatria francese, decretò la nascita della psichiatria di Settore, basata sul principio della continuità terapeutica, che spostava l’asse assistenziale dall'ospedale psichiatrico, che doveva essere comunque profondamente ristrutturato, al territorio ove erano previsti ambulatori, centri diurni per la terapia occupazionale, laboratori per il lavoro protetto.
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27.5 min
Da un lato la concreta minaccia di trasferimento di Crosignani e Lucunao, da parte della Direzione su richiesta dal sindacato degli infermieri, e dall'altro la reazione degli studenti e dei movimenti in difesa dell'operato dei due medici, si risolse insperabilmente nell'autorizzazione a Crosignani e Lucuano di intraprendere l'esperimento della gestione di un reparto "umanizzato" e organizzato in forma di comunità terapeutica ispirata a Maxwell Jones. Con grandissima difficoltà nonostante il conflitto con i personale infermieristico i due medici riuscirono a mobilitarne diciotto infermiere che, convinte della validità dell'esperimento e della necessità di cambiamento, consentirono contro la volontà del sindacato di avviare con il loro contributo la nuova gestione del reparto aperto. Prese il via dunque una fase sperimentale che progressivamente si allargò ad altre realtà ospedaliere non solo torinesi. Questo nuova gestione di un reparto psichiatrico aperto, tuttavia, progredì tra l’ostruzionismo del sindacato degli infermieri , dei medici conservatori e il sospetto più o meno marcato delle autorità ospedaliere e quelle preposte al controllo sociale, Prefetto e Questore, che alt
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28.8 min
I primi effetti dell'occupazione del manicomio si tradussero in accuse pesanti contro i responsabili della gestione del manicomio producendo un ridicolo rimbalzo di responsabilità tra il Presidente dell'Opera Pia, gestore del Manicomio per conto della Provincia di Torino, il Direttore del Manicomio e il Presidente della Provincia. L'occupazione della Certosa di Collegno fu un fatto eccezionale durante la lotta politica e umanitaria di riforma della psichiatria che non si ripeté nel nostro Paese. Crosignani illustra i vari punti della strategia che egli adottò per portare avanti la sua personale battaglia di riforma. Uno dei punti caratterizzanti era la lotta alla contenzione largamente e abusivamente adottata dagli infermieri del manicomio e tollerata dai Dirigenti. Nel frattempo la tensione tra Crosignani e l'ambiente del Manicomio salì notevolmente fino a giungere a veri e propri atti intimidatori nei suoi confronti. Insperabilmente Crosignani trovò in un suo collega un affidabile e intelligente alleatoil dottor Giuseppe Luciano. Nel mese di marzo del 1969 in seguito ad una improvvisa reazione di una ammalta in semi-contenzione, questa colpì con la gamba di una sedia, tre infermiere,
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26.1 min
I primi segnali di cambiamento avvennero con la pubblicazione del libro bianco del Ministro della sanità Luigi Mariotti nel 1965 e l'inchiesta giornalistica di Angelo Del Boca su numerosi ospedali psichiatrici italiani apparsa sulla Gazzetta del Popolo. Questi documenti ebbero grande risonanza destando molto interesse. Nel 1968 venne promulgata la legge 431 Mariotti che andava nel senso di rendere più umano e accettabile il regime manicomiale sull’esempio della strutturazione degli ospedali generali. In particolare l'articolo 4 di quella legge consentiva l'ingresso libero per cure in manicomio e contemporaneamente l'uscita volontaria del paziente. Crosignani ricorda come questo fu un passo decisivo verso la concreta liberazione dei malati. Nel dicembre 1968 in occasione del Convegno intitolato "E' un crimine costruire un nuovo manicomio" che richiamò molte personalità della cultura italiana tra cui Basaglia e Pasolini, parte l'iniziativa dell'occupazione del Manicomio di Collegno. Quegli eventi furono determinanti per segnare l'inizio di un mutamento inarrestabile.
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27.0 min
Nell'ambito della cultura fin dagli anni'50 ci si incomincia ad interessare del disagio psichico e della malattia mentale. Un film americano, "La fossa dei serpenti", premio Oscar nel '49 e premiato con il Leone d'oro a Venezia nello stesso anno, produsse un grande scalpore nel pubblico e accese interesse per questi temi nel mondo culturale e sociale degli anni '50. Nel 1961 incominciarono le prime esperienze a Gorizia di Franco Basaglia che Crosignani ripercorre nel suo racconto. Il movimento "basagliano" si estese a Perugia, a Parma e a Torino. Si intensificarono i rapporti tra ambienti culturali progressisti torinesi e Basaglia, che riteneva questa città luogo ideale, per condizioni sociali e dimensioni cittadine, per allargare e verificare l'esperienza di Gorizia. Incominciò a Torino una battaglia culturale e politica assai intensa, con le caratteristiche di una vera e propria lotta al manicomio come istituzione. Si assistette allora ad una convergenza di interessi per questa lotta tra i vari movimenti, tra cui il movimento studentesco, movimenti operaisti, frange movimentiste dei partiti politici e l'Associazione per la lotta contro le malattie mentali diretta dalla dottoressa Piera P
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19.0 min
Annibale Crosignani illustra le principali tappe dell'evoluzione storica della psichiatria concentrandosi in particolare sulla fine del XIX secolo. Con il trionfo del positivismo scientifico in medicina, anche la psichiatria ne subì l'influenza assistendo al concentrarsi della ricerca sulle cause fisiche della malattia. Si giunse così nei primi decenni del XX secolo all'utilizzo del metodo dello shock, sia elettrico che insulinico, come metodo allargato di terapia nel tentativo di agire sul cervello e sulle sue capacità ideatorie. Successivamente a partire dagli anni '50, si giunse all'impiego delle prime sostanze farmacologiche neurolettiche, e quindi successivamente dei butirrofenoni, degli antidepressivi e degli ansiolitici in grado di modulare la reattività psichica del soggetto. La psicofarmacologia consentì di affrontare un nuovo approccio al controllo dei sintomi del malato psichiatrico, aprendo un nuovo capitolo della psichiatria tuttavia non privo di rischi e di insuccessi.
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